Martedì 27 ottobre, a Palazzo Rasponi dalle Teste, l’Annual Report 2026 di ENGIM Emilia-Romagna non si è aperto con un numero. Si è aperto con un lunedì mattina: le otto, il ronzio delle stampanti e dei computer in laboratorio, l’odore del soffritto che sale dalla cucina, il vociare in quattro lingue nel corridoio, e in un’aula, in seconda fila, un banco vuoto.
La Direttrice Rina Giorgetti ha raccontato alla platea quel banco, il telefono che squilla a vuoto, il formatore che esce in corridoio e chiama la comunità e i colleghi, e qualche giorno dopo il ragazzo sulla soglia dell’aula, cappuccio in testa e occhi bassi, mentre il compagno sposta la sedia per fargli posto senza dire niente. “Vi assicuro che quel giorno, in quell’aula, nessuno ha fatto una lezione migliore di quella.”
Il titolo di questa edizione, “Il respiro della competenza. Costruire valore attraverso la cura della persona”, nasce da lì. E da lì è partita la presentazione del nuovo Bilancio Sociale, davanti alle istituzioni del territorio, alle imprese che accolgono i nostri allievi, alla rete della formazione e alla famiglia ENGIM.
I numeri di un anno
I percorsi di ENGIM Emilia-Romagna hanno coinvolto 1.719 allievi, giovani e adulti, il 24% in più dell’anno precedente: 1.483 iscritti alla formazione professionale e 236 ai percorsi per le competenze trasversali. I titoli conseguiti sono 133, tra 114 qualifiche triennali e 19 diplomi di quarto anno; a erogare la formazione, tra dipendenti dell’area formativa e docenti collaboratori, sono 56 persone. Il dato che più di ogni altro dice che cosa produce questo lavoro è l’ultimo: a sei mesi dal titolo risulta occupato l’85% degli allievi dei percorsi triennali e l’83% di quelli del quarto anno.
La Direttrice è arrivata a questi numeri passando per tre storie: le mani che tremavano sull’impasto nei laboratori di inclusione di Cesena e che settimana dopo settimana hanno preso il ritmo sicuro di chi sa quello che fa; i ragazzi delle terme sull’Appennino, che il primo giorno non si riconoscono nella divisa stirata di fresco e qualche mese dopo porgono un asciugamano con due mani; il ragazzo arrivato da un altro continente che toccava un pacco di spaghetti crudi come fossero bastoncini di plastica e oggi li serve ai clienti, voltandosi a guardare se il piatto è gradito. “Dietro ogni numero di questo Bilancio c’è un volto come quello.”
La cura è la condizione, non un di più
Una competenza si può misurare, e ENGIM la misura: ore di laboratorio, qualifiche, contratti firmati. La tesi della mattinata è che prima di essere misurata una competenza deve respirare, e respira soltanto dentro una persona che qualcuno aspetta in aula il lunedì. “Per noi la cura non è un di più che ci concediamo quando il bilancio lo permette”, ha detto la Direttrice. “È la condizione perché la formazione sia realmente efficace.” Il valore che torna al territorio, alle imprese che assumono, alle famiglie che affidano i figli, nasce esattamente lì, quando un ragazzo decide di restare.
Per questo i ringraziamenti sono andati a chi quel valore lo rende possibile: le istituzioni presenti, le imprese che aprono le porte agli allievi, AECA e la rete della formazione, i formatori e gli amministrativi, chi apre le sedi all’alba e chi spegne le luci la sera. È intervenuto anche il Presidente, padre Antonio Lucente; la Direttrice, nel presentarlo, aveva già detto da dove viene tutto questo: dalle parole di san Leonardo Murialdo da cui ENGIM è nata, Ne perdantur, che nessuno si perda. Un banco vuoto è esattamente la cosa che quelle due parole chiedono di non accettare.
Uno scrittore e uno psichiatra
La seconda parte della mattinata è stata affidata a un ospite che della fragilità ha fatto materia di romanzo. Alcide Pierantozzi, autore de Lo sbilico (Einaudi, 2025), Premio Bergamo 2026, finalista allo Strega e secondo al Campiello, ha dialogato con Roberto Zanfini, direttore del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Ravenna. Al centro, la domanda che tiene insieme il romanzo e il lavoro di ogni giorno nelle nostre sedi: che cosa significa prendersi cura di una persona quando la persona non è semplice, e che cosa produce quella cura. Uno scrittore e uno psichiatra che parlano di cura a chi di mestiere insegna un mestiere: la Direttrice, presentandoli, non aveva trovato un modo migliore per dire che cosa intendiamo quando diciamo che la competenza respira. Nemmeno noi.
Il Bilancio è di tutti
Il nuovo Bilancio Sociale si può leggere per intero:
Leggi il Bilancio Sociale di ENGIM Emilia-Romagna.
Sono pagine dovute a chi ci sostiene e a chi ci affida i propri figli; dietro ogni cifra c’è una storia, e quest’anno la prima è quella di un banco che non è rimasto vuoto.
Formazione professionale, ENGIM Emilia-Romagna cresce: 1.719 allievi e occupazione all’85%
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